Foto di fiori di zafferano

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La coltivazione tradizionale dello zafferano
a Turri, in Sardegna


Lo zafferano a Turri, secondo la tradizione tramandataci, era coltivato solo su terreni sciolti, ben drenati, non soggetti a ristagni idrici, per lo più calcarei, ma anche calcareo-argillosi.

Il terreno destinato alla coltivazione dello zafferano veniva arato in primavera con un cavallo alla profondità di 35-40 cm e poi fresato in modo da renderlo superficialmente omogeneo.

All'impianto si procedeva nel mese di settembre. I solchi venivano tracciati a mano, con la vanga, dentro vi si sistemavano i bulbi, che venivano poi ricoperti di terra.

I bulbi erano stati prima selezionati, eliminando con grande attenzione e scrupolo, oltre a quelli sottodimensionati, tutti quelli lesionati, deteriorati o interessati da muffe o altri agenti patogeni, in modo da avere sempre materiale sano e sicuro.

La zappaGli unici interventi colturali ammessi erano le zappettature, con cui si eliminavano le erbacce, una subito dopo la fioritura (fine novembre), le altre in primavera. Normalmente non si concimava, anche perché il letame, sempre insufficiente, era destinato ad altre colture. Non esistevano né concimi chimici, né diserbanti e le irrigazioni erano praticamente sconosciute.

La coltura aveva una durata di quattro anni ed un terreno non veniva reimpiantato a zafferano prima di 8-10 anni.



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