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La Denominazione d'Origine Protetta (D.O.P.) "Zafferano di Sardegna" è riservata allo zafferano essiccato in stimmi o fili proveniente dalle coltivazioni di Crocus sativus L. rispondente alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente Disciplinare di Produzione.
Lo "Zafferano di Sardegna", iridacea geofita, perenne, è una pianta
erbacea, alta circa
15 cm, formata da un apparato ipogeo (bulbo-tubero), da foglie e fiori con le seguenti
caratteristiche:
Lo "Zafferano di Sardegna" D.O.P., ai fini dell'immissione in commercio deve essere
classificato nella categoria "zafferano in stimmi o fili" e presentare le seguenti
caratteristiche organolettiche: colore rosso brillante dato dal contenuto di crocina,
aroma molto intenso derivante dal contenuto di safranale e gusto deciso scaturente dal
contenuto di picrocrocina.
Categoria Potere colorante espresso in lettura diretta dell'assorbenza
di crocina a circa 440 nm su base secca Potere amaricante espresso in lettura
diretta dell'assorbenza di picrocrocina a circa 257 nm su base secca Potere
aromatico safranale espresso in lettura diretta dell'assorbenza a circa 330 nm su base
secca uguale o maggiore di 190 uguale o
maggiore di 70
da 20 a 50
Deve, inoltre, essere scevro da qualsiasi forma di sofisticazione o adulterazione.
La zona di produzione dello "Zafferano di Sardegna" D.O.P. comprende il territorio dei Comuni di San Gavino Monreale, Turri e Villanovafranca, situati nella provincia del Medio Campidano.
Ogni fase del processo produttivo deve essere monitorata documentando per ognuna i prodotti in entrata e quelli in uscita. In questo modo e attraverso l'iscrizione in appositi elenchi, gestiti dalla struttura di controllo, delle particelle catastali sulle quali avviene la coltivazione, dei produttori e dei confezionatori, nonché attraverso la denuncia alla struttura di controllo dei quantitativi prodotti, è garantita la tracciabilità del prodotto. Tutte le persone, fisiche e giuridiche, iscritte nei relativi elenchi, saranno assoggettate al controllo da parte delle strutture di controllo, secondo quanto disposto dal disciplinare di produzione e dal relativo piano di controllo.
La Denominazione d'Origine Protetta "Zafferano di Sardegna" è riservata
esclusivamente
allo Zafferano coltivato in pieno campo secondo le tecniche sottoelencate.
Il terreno deve essere sciolto e ben drenato. La sua preparazione inizia
con una sistemazione superficiale seguita da un'aratura a 30-40 cm, da un'erpicatura e
assolcatura.
È ammessa la concimazione che deve avvenire con l'impiego
di fertilizzanti
ammessi in agricoltura biologica apportando 300-400
q.li/ha di letame maturo distribuito nell'autunno precedente l'impianto.
L'arricchimento del terreno di elementi nutritivi è consentito facendo precedere
l'impianto dello Zafferano con una leguminosa da granella (fave, ceci, ecc.).
Il controllo delle erbe infestanti deve avvenire prevalentemente
attraverso interventi manuali di zappatura sulla fila affiancati da quelli meccanici di
fresatura tra le file, senza, quindi, l'utilizzo di sostanze chimiche.
Tali interventi
devono essere eseguiti in autunno, prima e/o dopo la fioritura, e in primavera.
La messa a dimora dei bulbo-tuberi deve essere realizzata nel periodo
compreso tra il 1o di giugno e il 10 di ottobre ponendoli alla profondità di 15-20 cm.
I sesti d'impianto devono essere caratterizzati da una distanza sulla fila di 5-10 cm e
tra le file di almeno 30 cm.
I bulbo-tuberi, di provenienza dalle zone indicate al
precedente articolo 3, devono essere selezionati, scartando quelli che presentano
malformazioni, lesioni ed evidenti sintomi di avversità fitopatologiche.
La fioritura avviene in un arco di tempo compreso tra il 15 ottobre ed
il 30 novembre e si protrae per circa 15-20 gg.
I fiori devono essere raccolti a partire dalle prime ore del giorno quando sono ancora
chiusi o leggermente aperti.
La raccolta deve essere eseguita con un taglio praticato alla base del perigonio.
I fiori devono, quindi, essere adagiati in sottili strati, senza alcuna compressione,
dentro ceste e conservati in locali areati.
La coltivazione ha una durata di 4 anni ed il bulbo-tubero non può
essere reimpiantato sullo stesso terreno prima di 4 anni.
I valori massimi di resa annua dello Zafferano di Sardegna essiccato
sono pari a 15 kg per ettaro, mentre quelli dello Zafferano di Sardegna fresco
sono pari a 75 kg per ettaro.
Lo "Zafferano di Sardegna" DOP deve essere ottenuto attraverso un processo di
lavorazione, da realizzarsi nel giorno di raccolta, che si articola nelle
seguenti fasi:
Lo "Zafferano di Sardegna" D.O.P. deve essere coltivato, raccolto, lavorato e
confezionato nella zona di produzione indicata all'articolo 3.
Essa deve essere realizzata aprendo i fiori e
recidendo lo stilo poco più in alto dell'attaccatura degli stimmi, facendo attenzione
a non dividerli. Per rendere il prodotto puro, si provvede ad eliminare la parte
biancastra che tiene uniti gli stimmi allo stilo.
Le caratteristiche morfologiche e pedo climatiche di alcune zone della Sardegna,
unite a tradizionali tecniche di coltivazione e lavorazione tramandate nei secoli
di padre in figlio, consentono di ottenere un prodotto con peculiarità
organolettiche e gustative uniche ed inconfondibili.
Da un'attenta analisi qualitativa dello zafferano prodotto in Sardegna è stato,
infatti, riscontrato che il contenuto medio di crocina (l'elemento al quale è
collegato il potere colorante dello zafferano), picrocrocina (l'elemento al quale sono
riconducibili gli effetti euptetici ed il correttivo di sapore) e safranale
(l'elemento al quale sono associate le proprietà aromatizzanti) è
notevolmente superiore alla norma.
Queste peculiari caratteristiche del prodotto "Zafferano di Sardegna" D.O.P.
esprimono in realtà il forte legame con il territorio di origine, particolarmente
vocato, sia per le sue potenzialità umane che per le favorevoli condizioni
climatiche, dove ben prospera una pianta che, come si è soliti affermare,
"timit su frius e cikat su kallenti" (teme il freddo e cerca il caldo).
Il clima della zona di coltivazione dello zafferano è tipicamente mediterraneo, con
piogge concentrate nel periodo autunno-invernale, generalmente mite, mentre
le estati sono calde e aride.
La temperatura media invernale è di 11,3 oC, mentre quella estiva risulta
di circa 24 oC, con una media annuale di 17,6 oC. Le brinate sono rarissime,
eccezionali le nevicate.
Il 95% degli apporti idrici annuali, che ammontano a circa 560 mm, è
dovuto a precipitazioni di carattere piovoso, mentre la rugiada e la grandine
concorrono per il restante 5%. La distribuzione annua delle piogge è
notevolmente irregolare, presentando un picco di 196 mm durante la stagione
invernale ed un'assenza quasi totale (21 mm) nel corso dell'estate.
I giorni piovosi ammontano mediamente a 51.
I terreni destinati alla coltivazione dello zafferano sono di ottima fertilità.
Si tratta in gran parte di terreni di origine alluvionale profondi (vertisuoli) a
tessitura franco sabbiosa-argillosa, permeabili, privi o con ridotta percentuale di
scheletro e con un'ottima capacità di ritenzione idrica.
Lo zafferano di Sardegna deve le sue peculiarità, oltre agli aspetti
pedoclimatici della zona di produzione, alle tecniche agronomiche e di lavorazione e
trasformazione del prodotto, adottate nelle diverse fasi del processo produttivo.
In particolare già dalla fase di avvio della coltura e a partire dalla
selezione del materiale di propagazione, oggetto di attenta e meticolosa selezione,
per poi arrivare alla raccolta, mondatura, essiccazione, conservazione, l'uomo
interviene apportando conoscenze e pratiche acquisite nei secoli e tramandate ai giorni
nostri che consentono di ottenere un prodotto con elevate qualità intrinseche ma
anche con un forte e solido legame con la storia e la cultura del territorio in cui
viene prodotto. Lo zafferano di Sardegna ha condizionato nelle sue alterne vicende economiche
e per la sua importanza la vita delle popolazioni locali in cui veniva coltivato.
Il ciclo di coltivazione dello zafferano in Sardegna è poliennale. Le tecniche
agronomiche poste in atto in tutte le fasi del ciclo colturale sono quelle tipiche di una
coltivazione "biologica", cioè senza l'apporto e l'uso di sostanze chimiche
di sintesi. Particolare importanza e tipicità riveste l'operazione dell'umettamento
degli stimmi con olio extravergine nella fase che precede l'essiccazione. Operazione questa
che si tramanda da secoli e che richiede l'attenzione di mani esperte.
La cultura dello zafferano in Sardegna, infatti, è molto antica ed affonda le sue
radici all'epoca dei Fenici che, probabilmente, la introdussero nell'Isola.
Sotto il dominio punico e nel periodo romano e bizantino si consolidò la coltivazione
e l'uso della droga nell'isola, utilizzata principalmente per usi tintori, terapeutici e
ornamentali.
Ma la prima vera testimonianza di commercializzazione del prodotto "zafferano"
si ha nel XIVo secolo con il Regolamento del porto di Cagliari del 1317 (Breve
Portus) che contiene una norma per disciplinare l'esportazione degli stimmi dalla Sardegna.
Nell'800 si diffonde ulteriormente la coltura e l'uso della droga, impiegata non solo per
le sue qualità aromatiche e medicinali, ma anche per la tintoria delle sete e dei cotoni.
Non meno importante era però l'utilizzo che veniva fatto in cucina nelle preparazioni
tipiche di pane, primi, secondi e dolci o, nei mercati, come merce di scambio.
Già a partire dalla guerra e con la ripresa economica, lo zafferano perde però
la sua funzione di metro di valutazione dello stato sociale delle famiglie ma rimane, per
molte di esse, un'importante fonte di integrazione al reddito, oltre che il simbolo della
cultura e della tradizione di un popolo che da sempre si dedica all'agricoltura ed alla
pastorizia.
I controlli saranno garantiti da una struttura di controllo rispondente agli articoli 10 e 11 del Reg. CE 510/06.
Lo "Zafferano di Sardegna" D.O.P., in attesa del confezionamento,
deve essere conservato in contenitori di vetro o latta o acciaio inox, a chiusura ermetica che lo preservino
dall'esposizione alla luce e all'aria.
Il confezionamento deve avvenire con cura e in confezioni tali da non provocare danni
interni o esterni al prodotto. Il materiale delle confezioni deve essere di vetro o terracotta,
o sughero o cartoncino (quello a diretto contatto con il prodotto è costituito da vetro
o carta) e deve essere tale da evitare danni o alterazioni durante il trasporto
e la conservazione. Le confezioni hanno un peso di 0,25 g, o 0,50 g, o 1 g, o 2 g, o 5 g.
Le confezioni devono recare:
Il logo della denominazione è costituito da tre parti ben distinte con al centro
il simbolo dello zafferano rappresentato, con segno stilizzato, da un fiore a sei tepali
disposto a sinistra per lasciar spazio agli stimmi che si protendono verso destra e verso
sinistra; in alto è disposta ad arco la dicitura "Zafferano di Sardegna"
in carattere Futura Condensed; in basso chiusa in un bacchettone la scritta
"Denominazione di Origine Protetta" in carattere Futura Condensed.
La D.O.P. deve figurare in etichetta con caratteri chiari, indelebili, con colorimetria
di ampio contrasto rispetto al colore dell'etichetta e tale da poter essere distinto
nettamente dal complesso delle indicazioni che compaiono in etichetta.
Alla Denominazione d'Origine Protetta è vietata l'aggiunta di qualsiasi qualificazione
non espressamente prevista dal Disciplinare di Produzione, mentre è consentito
l'uso di ragioni sociali e marchi privati purché non abbiano significato laudativo e
non siano tali da trarre in inganno l'acquirente.


I prodotti per la cui preparazione è utilizzato lo "Zafferano di
Sardegna" D.O.P., anche a seguito di processi di elaborazione e di trasformazione,
possono essere immessi al consumo, in confezioni recanti il riferimento alla detta
denominazione di origine, senza l'apposizione del logo comunitario, a condizione che:
In assenza di un Consorzio di Tutela incaricato le predette funzioni saranno svolte dal
MIPAAF in quanto autorità nazionale preposta all'attuazione del Reg. CE 510/06.